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Kalimandir
Gennaio 2026 — Roma
Il Kalimandir si presenta come una soglia piuttosto che come un luogo.
Entrarvi significa sospendere la città, lasciare che il tempo perda la sua densità e diventi una sostanza lenta e respirabile.
La luce non illumina, emerge.
Si muove su texture usurate, indugia nei pigmenti, rivelando tracce di gesti minimi e ripetuti: presenze sedimentate piuttosto che visibili.
Questo lavoro nasce dall'ascolto di ciò che resta quando il rumore si ritira:
una sacralità silenziosa e quotidiana che non chiede di essere compresa, ma solo di essere attraversata.
Le immagini non cercano l'evento, ma la permanenza.
Non si mostrano, restano.
E dentro quella dimora, qualcosa permane.
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